Il reflusso nel lattante (non) esiste

Il titolo è volutamente provocatorio, questa frase me la sono sentita ripetere milioni di volte. Dentro di me sapevo che era falso.

Nel precedente articolo ho spiegato quanto mi sia stato difficile affrontare l’allattamento con Nicolò. Io non lo sapevo ma probabilmente la mia Caporetto è stata causata dal reflusso (d’ora in avanti rge).

Cos’è il rge? Niente altro che la risalita del contenuto dello stomaco fino all’esofago e quindi in bocca. Risultato? Rigurgito. Nel lattante è estremamente frequente. Mentre nell’adulto la valvola, Cardias, si chiude in caso di risalite, nel lattante è ancora immatura e quindi resta aperta. Si crea un vero e proprio vaso comunicante tra stomaco e bocca. E in alcuni casi è un vero incubo.

Esistono diversi gradi di reflusso:

  • Malattia da reflusso gastroesofageo (mrge). La più grave, provoca perdita di peso, il neonato rifiuta di alimentarsi e molto altro
  • Reflusso sintomatico. Le risalite provocano disagi, fastidi, dolori ma il neonato cresce secondo una curva costante (caso di Nicolò)
  • Reflusso asintomatico. Ci sono risalite ma siamo nella fisiologia standard

Mentre allattavo, Nicolò aveva dei piccoli rigurgiti, ma si sa tutti i neonati rigurgitano. E io non ho mai collegato il pianto a quello, perché gli episodi erano contenuti, probabilmente anche perché mangiava poco.

Arriva il primo biberon di latte artificiale e li inizia il vomito a getto, stile bambina dell’esorcista. Io e Mattia ci chiediamo se tutto ciò sia normale e ci dicono di sì. Noi continuiamo a chiederci come sia possibile che un neonato vomiti tutto, sia appena terminato il pasto che a distanza di tempo (anche ore).

“Se mette su peso vuol dire che sta bene” ma che cazzo di cagata. Il neonato non è un cane che smette di mangiare quando sta per morire. Per carità è vero che la crescita costante è un indicatore importante, così com’è vero che un neonato che non dorme e che piange di continuo qualcosa deve pur avercelo.

Lui piange ininterrottamente, vomita di continuo, rutta di continuo. Non c’è tregua. A peggiorare le cose, non sta giù. Non c’era verso, lui in orizzontale non voleva saper di starci, solo in verticale. Quindi dovevo sempre tenerlo in braccio.

Da lì partono le nostre paranoie (più parecchi giudizi indesiderati). C’è qualche ignorante che ci dice che è viziato, chi ci dice che è colpa mia che l’ho tenuto in braccio troppo ecc… ovviamente sono tutte stronzate. E i pediatri non mi ascoltano, continuano a dirmi che tutto questo è normale, che non è un bambolotto e che se mi da fastidio basta lasciarlo piangere. All’ennesima notte insonne decido di scrivere su Instagram ad una consulente del sonno (quasi due mesi di vita di Nicolò), le racconto la situazione e lei molto onestamente mi dice che mio figlio con ogni probabilità soffre di reflusso e che quindi non mi può aiutare.

Il gelo. Che diamine è ora sto reflusso?! Io inizio a googolare e mi ritrovo di fronte a molteplici visioni e opinioni tanto da non capirci più niente ed entrare in psicosi. Mattia sicuramente avrà pensato che stessi uscendo di testa. Ma io ero fermamente convinta che il problema fosse quello.

Mi metto in contatto con Ainer (associazione italiana neonati reflussanti) racconto la sintomatologia di Nicolò, mi confermano che molto probabilmente soffre di rge e mi forniscono un elenco di medici sensibili al tema. Finalmente ho la conferma: non sono pazza. Tra l’altro, nei neonati la medicina è filosofia. Alcuni pediatri credono in alcune teorie, altri invece abbracciano altri filoni. Poco è certo.

Mi metto all’opera e prenoto sia osteopata che pediatra. Con l’osteopatia riusciamo a sistemare l’inclinazione del collo che poteva essere concausa del reflusso. Invece il pediatra mi consiglia di somministrare del latte in polvere addensato. Mi sembra di volare, finalmente una soluzione ai miei problemi e qualcuno che mi ascolta.

Per un po’ va bene, poi però il latte addensato crea aria e costipazione. Nicolò quindi smette di piangere per reflusso e inizia a piangere per il mal di pancia. È un dato di fatto, quando aggiustavo una cosa se ne rompeva un altra.

Inizia un periodo lungo mesi in cui si alternano due giorni buoni a due settimane da incubo. Non c’è verso che questo bimbo stia bene e dorma. Io “dormo” seduta per tenerlo dritto e nonostante questo lui si sveglia ogni 45 minuti. Arriva l’ennesimo periodo in cui Nicolò rifiuta di mangiare, tanto che mette su solo 10gr in due settimane. Stanca chiamo un otorino che ci visita la sera stessa.

L’unico medico che mi abbia fatta sentire compresa veramente. Lo visita e mi dice: signora per forza che non mangia! Ha la gola bordeaux! È bruciata dalle risalite acide. Mi da alcuni consigli e ordina un’ecografia per scongiurare cose peggiori. Poi mi guarda negli occhi e mi dice: “io so che lei sta vivendo un inferno signora. Ma glielo garantisco, passerà e resterà solo un brutto ricordo.” Allora mi sento in dovere di chiedere come mai i pediatri continuano a dirmi che tutto questo è normale e che il rge non esiste. Purtroppo non aveva una risposta ma mi ha consigliato di ascoltare sempre il mio cuore e perseverare seguendo il mio istinto.

La cosa che ad oggi mi fa più male è la mancanza di comprensione di alcune persone, purtroppo chi non ha o ha avuto un figlio con reflusso non può capire cosa significhi. Da un lato sei felice perché poteva andarti peggio, hai un figlio fondamentalmente sano, dall’altro vivi un incubo che prima o poi (chissà quando) passerà. Perché la dura realtà è che non esiste una cura, ma solo palliativi per alleviare i sintomi. Il tempo è l’unica cura.

Avete mai sofferto di acidità o reflusso? Magari dopo una mangiata pesante? Ecco, i neonati reflussanti vivono quella sensazione h24. Piangono perché hanno fastidio in gola e piangono perché ricercano continuamente latte per alleviare il bruciore. Per forza che non dormono. A 8 mesi suonati ancora la situazione non si è sistemata del tutto, ma ogni piccolo miglioramento per noi è un’immensa gioia.

La morale? Ascolta sempre il tuo istinto mamma, non sbaglierai mai 💚

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