Lettera ai papà

Sono successe delle cose a persone a me vicino che mi hanno fatto riflettere sul ruolo del papà. Si è già genitori durante la gravidanza, ma è il primo vagito che realmente sancisce l’inizio del viaggio.

Non c’è dubbio che la parte più difficile se la cucchi la mamma, fin qua non ci piove. Ma il papà? Cosa deve fare? Come deve prepararsi? Come può aiutare?

Ho pensato quindi di scrivere questa lettera, per tutti i papà 💚

Caro papà, il tuo mondo sta cambiando e rendertene conto è proprio difficile. Non perché sei stupido ma perché durante la gravidanza le tue giornate continuano allo stesso modo. Tu non hai un fagiolino che cresce nella pancia, tu non hai tutte quelle visite da fare. Nonostante tu sia consapevole che qualcosa cambierà ancora non hai modo di capire come.

Partecipare al parto è un dono, ma non deve essere facile vedere la tua compagna soffrire. Anche se non partecipi sarai comunque un bravo papà, sono sicura che se non sarai/sei stato presente è per una buona ragione. Credo che condividere questo momento unisca molto, inoltre ti permette di realizzare cosa sta succedendo. Una creatura, che prima si riduceva a qualche calcetto nella pancia, ora è li tra le tue braccia.

Ecco che il viaggio inizia, sei sicuramente disorientato. Non sai cosa fare, ti senti inadeguato. Però devi tenere presente questa cosa: hai una grande responsabilità. Verso la creatura ma soprattutto nei confronti della tua compagna.

Non è facile, hai paura di sbagliare e fatichi a capire come tu possa renderti utile. Un mio collega, ha detto una cosa saggia: il ruolo del papà è tenere in vita la mamma, almeno fino a che il piccolo non diventa un po’ più autonomo.

Niente di più vero.

Perché purtroppo per le mamme, tu non puoi fare quello che fanno loro. Certo, ci sono situazioni particolari in cui i papà devono “subentrare alla mamma” ma è molto più raro. Il legame con il caregiver primario (generalmente la mamma) è fondamentale e perché succeda, la mamma deve passare molto tempo con il bambino.

Questo non ti vieta però di aiutare, come? Sostieni la tua compagna e ricorda che le sue scelte (se ragionevoli, ovvio) vengono fatte in nome del bene del bambino. Quindi devi difendere il fortino, tenere a bada i visitatori e far sì che la salute mentale della madre resti stabile.

Tieni presente che la mamma non sarà in grado di fare NULLA. Quindi aiuta riordinando la casa, facendo le pulizie, cucinando (oppure paga una signora delle pulizie). Lo so che sei stanco perché lavori e perché il congedo di paternità è ridicolo, ma devi fare questo sforzo. Ah sia chiaro, non si limita ai 40 giorni ma per sempre! Eh già, perché la tua compagna non può fare tutto da sola. Crescere un bambino è un lavoro a tempo pieno, difficilmente si hanno dei momenti in cui ci si annoia.

Potresti sentirti un po’ in disparte, trascurato e ignorato. Ricorda che sei un pilastro importante e che questo passerà. Non sei la comparsa di un film, ma un protagonista assoluto. Solo che in questo momento il tuo lavoro è quello di stringere i denti e far sì che tutto vada per il meglio.

Porta pazienza, tanta pazienza, trova qualcuno con cui sfogarti e parla apertamente alla tua compagna. Lo so, riceverai tanti insulti, eresie e ramanzine, perché la mamma sfogherà su di te tutte le sue frustrazioni. Non hai un ruolo facile. Ma ricorda che la tua compagna è sotto pressione, stanca e con gli ormoni impazziti. Le tue spalle sono le uniche su cui può posarsi, devi essere forte.

Verrà ripagato il tuo sforzo! Tornerai ad essere coccolato e la tua creatura non vedrà l’ora di stare tra le tue braccia. Ci vuole solo tempo.

Un abbraccio papà

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