Non posso non parlare di allattamento. Premessa importante: materno o in formula, sei sempre e comunque una buona madre, sappilo!

Se sei in gravidanza ti avranno fatto una testa così relativamente ai benefici del tuo latte, se invece il bimbo è tra le tue braccia sai già che nulla è scontato.
Anche qui, la sottoscritta ha preso decisamente sotto gamba la questione (mi pare ovvio!). Avevo imparato a memoria le posizioni e le tecniche per farlo attaccare bene cos’altro poteva accadere? Sono sostenitrice dell’allattamento sereno e a quasi 8 mesi di vita di Nicolò lo sto ancora facendo, ma in questo tempo si sono verificati diversi intoppi.
Sono una privilegiata, ho avuto un parto splendido e la fortuna di poter fare lo skin to skin, Nicolò si è attaccato subito al seno correttamente. Sembrava perfetto, per un po’ lo è stato. Ancora oggi adoro questo nostro momento speciale, mi riempie di amore, purezza e tenerezza.
Voglio specificare che ciò che racconterò nelle righe seguenti NON È LA REGOLA. Nel prossimo articolo vi racconterò della diagnosi di reflusso che quasi sicuramente è stata la causa delle nostre difficoltà. Quindi, non spaventatevi, ma fate solo tesoro di quel che vi scrivo per non ripetere i miei errori.
Arrivo a casa e nel giro di qualche giorno mi rendo conto che non è così semplice come sembra. Non so gli altri bimbi ma Nicolò non si staccava MAI. Si attaccava e restava li ore, non potevo muovermi, fare la pipì, mangiare e lavarmi. Avevo distribuito bottiglie d’acqua in giro per la casa per non morire di sete, perché allattare disidrata di brutto e almeno quello non volevo subirlo. Tra le altre cose, si attaccava e mangiava poco perché si addormentava e di conseguenza cresceva poco. I momenti in cui si staccava dal seno erano brevissimi, aveva sempre fame. Sono stata seguita da un’ostetrica che mi ha aiutato tantissimo, ma essere tutto il giorno a casa da sola mi ha fatto cadere in uno stato di tremenda crisi. Nicolò piangeva di continuo, non ne potevamo più, Mattia ci porta in ospedale e li ci ricoverano. Mi hanno definita “madre in stato morboso”… ero sola e spaventata, niente altro. Mi hanno dato tregua dando un po’ di artificiale a Nicolò, mi hanno seguita e… traumatizzata. L’infermiera della notte al grido di: “io sono della vecchia scuola” con una mano prende il seno, con l’altra la testa di Nicolò e con un’indelicatezza inaudita lo costringe a mangiare. Nel frattempo un’altra infermiera gli pungeva i piedi per non farlo addormentare. Mi hanno detto che mio figlio mi aveva presa per un parco giochi, ancora adesso ci sto male. Sono tornata a casa e ho iniziato a dargli il latte artificiale.
Sfatiamo i miti sul latte artificiale: in primis non fa dormire il bambino più a lungo. È una leggenda metropolitana. Le nostre notti non sono miracolosamente guarite e sono tante le mamme che mi hanno confermato questa cosa. Il latte artificiale non tiene il bambino più tranquillo, non lo fa diventare obeso e non lo fa ammalare di più. Il latte artificiale è una manna dal cielo se non ne puoi più, se non sei riuscita ad allattare o se devi lasciarlo a qualcuno. Puoi legare con il tuo bimbo anche dandogli il biberon, guardandolo negli occhi e accarezzandolo, per lui la tua serenità è più importante di qualsiasi altra cosa. Quindi se ne senti il bisogno non sentirti in colpa, stai facendo del tuo meglio per nutrire tuo figlio e per tenerlo in vita. Scusa se è poco.
Tornando a quel momento, mi sembrava di respirare, Nicolò mangiava e io potevo muovermi per casa più agilmente. Potevo uscire mantenendo la situazione sotto controllo. Il mio errore è stato quello di fare un passaggio brusco che mi ha causato un ingorgo, guarito in poco tempo per fortuna. Non mi ero mai chiesta: come si smette di allattare? Io ho dato per scontato che fosse sufficiente togliere il seno. Invece no. Se allatti sai già che non c’è luogo più sereno del tuo petto, il seno ha il potere di calmare (quasi) ogni pianto, placare dolore, fornire rassicurazione. Si chiama suzione non nutritiva, e io l’ho ignorata. Quindi inizia una nuova epopea di pianti inconsolabili che io non riesco a calmare. Cresce in me ansia, rabbia, depressione e senso di colpa per avergli tolto la tetta.
Passa quasi un mese, e in un momento di pianto che durava da almeno un paio d’ore ho tirato fuori il seno e gliel’ho offerto. Nicolò si è attaccato all’istante, con mio stupore non aveva dimenticato come si fa! Ha ciucciato un pochino, poi si è staccato e mi ha sorriso. In tutto quel tempo lui chiedeva profonda connessione con me e io gliel’ho negata. Non so quando smetterò di sentirmi in colpa per questo. Ma in quell’istante ho capito che dovevo ricominciare ad allattare e così ho fatto. In uno dei prossimi articoli vi racconterò come sono riuscita a farmi tornare il latte.
Non sono mai riuscita ad arrivare all’allattamento esclusivo, ci ho provato ma senza successo. Quindi molto serenamente ho continuato in regime di allattamento misto, così facendo mio figlio è cresciuto bene e con maggiore serenità.
L’argomento è vastissimo, con mille sfaccettature ma ci tengo a fissare questi concetti:
- Se tuo figlio vuole attaccarsi spesso assecondalo e non fissarti su schemi basati su orari e durata delle poppate, è appena nato e potrebbe volerci del tempo prima che si capisca
- Ricordati che la tua vicinanza manda la serotonina alle stelle, fornendogli pace e serenità
- Non togliere il seno in modo brusco (quando lo toglierò scriverò sicuramente un articolo relativo alla mia personale esperienza)
- Non entrare nella paranoia crescita, se lo attacchi al bisogno lui si auto-regolerà con il passare del tempo
- Se non ce la fai non sentirti in colpa se scegli di dare un’aggiunta di latte artificiale
Se hai delle domande non esitare e contatta un’ostetrica, una consulente ibclc o il consultorio. Se hai un pediatra sensibile al tema ti saprà di sicuro consigliare, ma al momento sono veramente pochi quindi meglio ponderare bene.
Grazie per aver letto le mie parole. Buon viaggio mamma 💚